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Avviata la prima fase del piano Trump con ritiro parziale israeliano. Ma Hamas rifiuta tutela esterna e disarmo, l'ISF è indefinita e Netanyahu avverte: violazioni riapriranno l'offensiva. Lunedì vertice al Cairo

Il primo capitolo del piano del presidente Donald Trump per la ricostruzione e la stabilizzazione di Gaza è entrato formalmente in vigore, con il ritiro parziale delle forze israeliane e l’arrivo dei primi contingenti di supporto. Ma mentre Washington batte il tempo politico — inviando sul terreno inviati e personale militare per coordinare la transizione — i problemi di fondo che mettono a rischio la fase successiva del piano rimangono irrisolti e concreti.

Il mediatore statunitense Steve Witkoff ha effettuato una visita sul terreno accompagnato dal comandante del CENTCOM, l’ammiraglio Brad Cooper, per verificare il ritiro iniziale delle unità israeliane e avviare il coordinamento logistico. Contestualmente sono arrivati in Israele — secondo le ricostruzioni ufficiali e fonti militari — circa 200 militari statunitensi dispiegati nella base aerea di Hatzor, destinati a fungere da centro di comando e coordinamento: gli Stati Uniti hanno precisato che non schiereranno truppe nella Striscia, ma agiranno dalla sponda israeliana per supportare l’attivazione della cosiddetta International Stabilisation Force (ISF).