VENEZIA - Non sono bastati i “banchi tipo”, con il loro grigio antracite, le tende bianche e le loro dimensioni che spaccano il centimetro, a riportare decoro e “bellezza” lungo riva degli Schiavoni. «I facchini dei nostri hotel non riescono nemmeno più a raggiungere la riva per prendere le valigie dei clienti da quanti sono i banchetti che ostruiscono il passaggio», denuncia il direttore dell’hotel Londra Palace Alain Bullo. Da ponte Michelangelo al ponte della Libertà, in appena 150 metri, domenica pomeriggio si contavano dodici bancarelle di souvenir, due stand di pittori, tre venditori di bibite e un gelataio (senza contare i sei abusivi che cercavano di smerciare ai passanti braccialettini, lucette, giochini e rose). «Fino a pochi giorni fa c’erano pure i lavori sul pontile di San Zaccaria: non si riusciva nemmeno a passare, si restava fermi, imbottigliati tra la folla – continua Bullo – e l’intralcio che creano, a livello fisico, è soltanto l’ultima delle questioni».

Oltre ad un ingombro “fisico” infatti, il direttore fa notare anche lo scoglio visivo che questi banchetti vanno a produrre. «Dalla porta d’entrata degli hotel non si riesce nemmeno a vedere l’acqua, la riva – incalza Bullo – e poi diciamocelo, sono orrendi. Perché non si può pensare ad una soluzione che restituisca un’immagine più bella della nostra città? Penso ad esempio al panorama dei Campi Elisei, in Francia. Lì non ci sono banchetti che vendono cianfrusaglie, ma strutture curate in cui i vari artigiani locali vendono i loro prodotti. La nostra città trabocca di maestri artigiani, i più giovani dei quali faticano a trovare uno spazio che gli consenta di mettere in mostra le proprie creazioni. Penso poi alle nostre edicole tipiche, alla loro bellezza e peculiarità. Non sarebbe meglio realizzare strutture esteticamente di pregio in cui proporre i prodotti tipici della nostra città?». Una proposta a cui l’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga taglia subito le gambe.