Roma, 13 ott. (askanews) – L’urea è una commodity irrinunciabile per la produttività agricola, grazie al suo elevato contenuto di azoto, il più alto tra i fertilizzanti. Un mezzo tecnico essenziale, soprattutto per le filiere cerealicole, poiché garantisce rese adeguate e qualità delle produzioni. L’azoto, infatti, è un elemento nutritivo essenziale per la crescita delle colture e in Italia circa il 44% deriva dall’urea, anche se la sua distribuzione incide per il 16% del volume distribuito di tutti i fertilizzanti. In uno scenario di totale assenza di fertilizzanti azotati, in Italia le produzioni calerebbero del 61% per il mais, del 57% per il frumento tenero, del 78% per il frumento duro e del 77% per il riso. In assenza di urea, oltre al calo produttivo di mais, frumento e riso, si rileverebbero anche dei cali qualitativi, che genererebbero una contrazione complessiva del valore per l’intero comparto dei cereali fino al 45% e questo in un Paese che già si distingue per un impiego di azoto significativamente inferiore rispetto ai principali Paesi dell’UE, sia in valori assoluti che per unità di superficie coltivata.

È quanto emerge dallo studio di Nomisma sull’impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea in Italia, commissionato da Assofertilizzanti, l’associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di fertilizzanti nazionali. La ricerca è stata presentata in occasione del 40esimo anniversario dell’associazione, che coincide con la Giornata Mondiale dei Fertilizzanti, nel corso di una tavola rotonda.