Roma, 13 ott. (askanews) – “Abbiamo più olio e prezzi più alti, ma i produttori guadagnano meno: è il paradosso di un sistema che ancora oggi non tutela la tracciabilità e il valore del lavoro agricolo”. Così Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), analizza i primi dati della campagna olivicola 2025, che mostrano un aumento della produzione nazionale di circa il +30% rispetto al 2024, con un raccolto stimato intorno alle 300.000 tonnellate di olio d’oliva.

“La ripresa produttiva è un segnale incoraggiante, ma non basta a compensare le difficoltà del settore – ricorda – Oggi il vero problema non è solo quanto produciamo, ma quanto di quello che arriva sul mercato resta realmente italiano. Le giacenze di extravergine nazionale sono diminuite del 33% rispetto allo scorso anno, mentre quelle di olio di origine estera, soprattutto comunitaria, sono quasi raddoppiate. Questo significa che parte dell’olio venduto come ‘italiano’ potrebbe non esserlo affatto, con un danno enorme per i nostri produttori e per la credibilità del Made in Italy”.

Bene quindi la misura che impone la registrazione obbligatoria entro sei ore dei movimenti delle olive: “è un passo avanti, ma servono controlli reali, sistemi digitali di tracciamento e procedure semplici che permettano anche ai piccoli produttori di certificare con trasparenza la propria produzione. La tracciabilità non è un peso burocratico, è una garanzia per il consumatore e un’arma di difesa per chi produce onestamente”.