Bisognerà stringere i denti fino al 2026 prima di poter vedere risalire i volumi di Mirafiori, la fabbrica simbolo dell’automotive in Piemonte, con la salita produttiva della Fiat 500 ibrida. L’auto resta il grande malato di una regione che ha visto calare la produzione nel settore Trasporti negli ultimi anni, ad eccezione del settore Aerospazio che invece cresce come rileva l’ultima congiuntura elaborata da Unioncamere Piemonte. Ma le sfide per i prossimi mesi riguardano il capitolo logistica e infrastrutture, la vocazione all’Innovazione della Città di Torino e alcuni dossier strategici come la Città dell’Aerospazio e lo sviluppo del polo universitario.
«Siamo in una fase nella quale - spiega Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi - si è conclusa una fase durata venti anni, caratterizzata da una domanda interna debole sostituita da una domanda estera competitiva». Un trend che il Piemonte ha, a suo modo, anticipato registrando un calo delle esportazioni del 2,5%, per il forte condizionamento del settore auto. In questo contesto il Piemonte ha, ragiona Russo, un punto di forza, «rappresentato da una manifattura ormai molto diversificata, a partire da quella dei beni strumentali», e un punto di debolezza, la mancanza di terziario avanzato, come in Lombardia, e di servizi legati al turismo. Quando si ferma l’industria dunque, soffre il Piemonte che ha davanti a sé una via obbligata, che è quella dell’innovazione e degli investimenti sull’industria.






