Continua ad arretrare l’industria in Piemonte: la produzione manifatturiera, tra gennaio e marzo, s’è ridotta dell’1,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024: è il quinto trimestre consecutivo in negativo. Un andamento riconducibile non solo alle persistenti incertezze geopolitiche globali (che tuttavia possono anche rappresentare delle opportunità, per quanto possa apparire cinico affermarlo) e alla potenziale minaccia di dazi statunitensi, ma anche a profonde crisi strutturali che affliggono comparti cruciali dell’economia regionale, a partire dall’auto. Su tutti, pesa la frenata dei mezzi di trasporto (-11,3%), comparto all’interno del quale inchioda l’automotive (-31,1%), mentre la componentistica riduce la produzione del 10,5%. A mitigare le perdite, in questo settore, ci pensa l’Aerospazio, unico con segno positivo (+5,5%). È quanto emerge dall’Indagine congiunturale di Unioncamere Piemonte sui dati delle Camere di commercio provinciali.
Solo l’alimentare in controtendenza
Oltre ai mezzi di trasporto, la maggior parte degli altri settori ha mostrato andamenti negativi, seppur con flessioni meno pronunciate: Elettricità ed Elettronica (-2,7%), Tessile (-2%), Meccanica (-1,6%), Metalli (-1,1%), Legno e Mobile (-0,8%), Chimica e Plastica (-0,6%). In controtendenza solo il comparto alimentare che mostra un segno positivo, con una crescita della produzione dell’1,1%. A livello territoriale sono Asti (-3,5%) e Torino (-3,3%) le province che trascinano in basso l’intero Piemonte, Biella (-0,5%) continua a soffrire le difficoltà del tessile e dell’abbigliamento, core business del territorio, mentre questa volta non basta a Cuneo (-0,7%) la buona performance dell’agroalimentare per rimanere in territorio positivo. Uniche province con il segno più davanti, seppur di pochi decimali, sono Vercelli (+0,3%) e Verbania (+0,1%).






