Milano, 13 ott. (askanews) – Un biscotto prodotto interamente con farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa. I Buongrano di Mulino Bianco sono il primo seme di quello che sarà l’impegno della marca nel futuro prossimo. Un impegno che nasce 7 anni fa, con la Carta del Mulino, il disciplinare per la coltivazione sostenibile del grano tenero, che oggi segna un passo avanti in direzione, appunto, delle nuove pratiche di agricoltura rigenerativa.
“È un grande raggiungimento perché è effettivamente il risultato di un lavoro che è partito con la Carta del mulino in questi anni, che siamo andati a misurare e che ci ha portato appunto a rilanciare lo stesso prodotto, che cinque anni fa era stato utilizzato con la Carta del mulino, con 100% da farina da agricoltura rigenerativa – ci ha detto Laura Signorelli, marketing director equity Mulino Bianco – Quindi significa che in qualche modo tutte le misure messe in atto attraverso il nostro disciplinare di coltivazione del grano tenero hanno portato un miglioramento sensibile agli ecosistemi”.
Quando si parla di agricoltura rigenerativa si fa riferimento a un approccio olistico che ha al centro la salute di suolo e agroecosistemi. Le rotazioni colturali, la creazione di aree fiorite dedicate ad api e farfalle, la riduzione di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi consentono di rigenerare nel tempo la fertilità dei terreni. Oggi questi principi sono diventati parte integrante della Carta del Mulino attraverso l’introduzione di una nuova regola. Ma cosa significa tutto questo per la filiera? “Significa fare qualcosa di diverso, qualcosa di più rispetto a un’agricoltura tradizionale, convenzionale – ci ha spiegato Michele Zerbini, Soft Wheat & Flours Italy & Galliate Mill Purchasing Associate Director Mulino Bianco – E il coinvolgimento di tanti agricoltori, perché tutti i nostri agricoltori, tutta la nostra filiera racconta quasi più di 2.000 agricoltori. Il tema è quello di portarli tutti allo stesso livello, avvicinarli e giustificare che con un tipo di agricoltura rigenerativa, innovativa, non è solamente oneri, ma è anche onori. Perché questo significa anche una riduzione di impatti, un miglioramento dei costi e un futuro più prospero per quella che è l’agricoltura”.







