Mentre buona parte del mondo gioisce per l’accordo di pace raggiunto e firmato a Gaza c’è almeno un leader occidentale che piange dopo aver trascorso 24 tra le ore più umilianti della sua carriera. Questi è Pedro Sanchez, il premier spagnolo, che in un sol colpo sta raccogliendo i frutti marci della sua dabbenaggine politica e delle sue scelte avventurose, dimostrando a quanti lo hanno ripetutamente preso come esempio virtuoso della sinistra internazionale, vedi Schlein, di essere quello che è sempre stato, un “fanfarrón” direbbero in Spagna, un pallone gonfiato diciamo da noi.
L’accordo di pace a Gaza è già di per sé un brutto colpo per Sanchez che ha sempre rappresentato l’ala più a sinistra dei pro-Pal, uno tra i primi a riconoscere la Palestina in questa ondata, fautore sì a parole della soluzione a due Stati ma con alle spalle una coalizione piuttosto propensa a parlare di una Palestina che va «dal fiume al mare».
PEDRO SANCHEZ, LA DECISIONE DELLA SPAGNA: "NIENTE EUROVISION SE CI SARÀ ISRAELE"
La Spagna non parteciperà all'edizione del 2026 dell'Eurovision se ci sarà Israele. È quant...
Qualche giorno fa Sanchez aveva scritto su X di «accogliere con favore» il piano di pace presentato dagli Stati Uniti, ma si è attirato le ire dei suoi alleati di governo, Podemos, Sumar ecc, che al contrario lo considerano «un piano di affari e di dominio contrario al diritto internazionale». La firma sull’accordo che, ci si augura, porterà pace a milioni di persone, ha sancito l’esclusione di quel governo da un fronte occidentale che in ogni caso dovrebbe avere maggior riguardo degli ebrei e di Israele. Ma il peggio doveva ancora arrivare e ci ha pensato lo stesso Trump a confezionarlo, minacciando di espellere la Spagna dalla Nato per essersi rifiutata di raggiungere il 5% della spesa per la difesa, nonostante si fosse impegnata a farlo per iscritto, come avevano fatto tutti gli altri Paesi.








