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Ultimo aggiornamento: 6:54

Martina è una calciatrice dell’Ardita Giambellino, squadra di calcio popolare della periferia milanese. Martedì mattina, insieme alle sue compagne di squadra, raggiungerà Udine in vista di Italia-Israele. Non per andare allo stadio però. Ma per partecipare insieme a migliaia di persone alla manifestazione per la Palestina e contro il genocidio. “Meglio fuori dai Mondiali che complici di criminali” racconta la centrocampista al Fatto.it, citando uno degli striscioni che saranno portati in manifestazione.

L’appuntamento è per le 17.30 in piazza della Repubblica per un corteo che arriverà fino a piazza Primo Maggio. Non ci saranno soltanto attiviste e attivisti, ma anche tanti atleti che ogni settimana giocano nei rispettivi campionati in tutta Italia. “Prima di essere calciatrici e calciatori, siamo persone – racconta la centrocampista – facciamo parte della società e crediamo che come persone possiamo far sentire la nostra voce”. Un “credo” che l’Ardita Giambellino ha portato avanti fin dalla sua nascita nel 2014. Dal quartiere, per il quartiere. Oggi la società ha una squadra maschile e una femminile che giocano nel campionato Csi. E quando c’è da mobilitarsi, le calciatrici e i calciatori dell’Ardita non si tirano indietro. Come quando qualche settimana fa hanno partecipato a un flash mob davanti alla sede Figc di Milano “per fare pressione sulle istituzioni sportive come la Fifa per l’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali, per una Palestina Libera”. Dal basso lanciano un appello anche ai loro colleghi che giocano in Nazionale e nelle leghe professionistiche. “I calciatori avrebbero un potere enorme ma non lo vogliono usare, non vogliono essere le persone che fanno le differenze – riflette Martina – avrebbero questo potere e non lo usano. ma non prendere posizione di fronte a un genocidio, vuol dire prendere posizione”.