Le tecnologie digitali hanno ridefinito le nostre abitudini quotidiane, spesso semplificandole fino a eliminare quasi del tutto lo sforzo cognitivo. Claudia Repetto, Associate professor in Psicologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatrice dell’Unità di ricerca “Multisensorialità del linguaggio e della memoria”, osserva: “Le nuove tecnologie hanno certamente alleggerito molti compiti cognitivi che in passato svolgevamo in autonomia. Basti pensare alla navigazione: prima consultavamo una mappa, pianificavamo mentalmente il percorso e lo ricordavamo mentre guidavamo. Ci sforzavamo magari anche di ricordarlo per il futuro, qualora avessimo dovuto ripeterlo. Questo coinvolgeva abilità visuospaziali, immaginazione, memoria spaziale, attenzione e monitoraggio. Oggi, con Google Maps, ci lasciamo guidare senza attivare pienamente queste risorse”.Il rischio di indebolimento delle facoltà è reale, avverte la ricercatrice: “Il rischio di ‘pigrizia mentale’ esiste, perché ciò che non si esercita tende a indebolirsi. Tuttavia, non si tratta necessariamente di una perdita: se il tempo e le energie risparmiate vengono reinvestite in altre attività stimolanti – digitali o meno – la tecnologia diventa uno strumento di riorganizzazione cognitiva, non una minaccia”.Claudia Repetto