A Genova un dipendente tecnico-amministrativo aggredito, con una prognosi di cinque giorni. A Milano corsi a distanza come ai tempi del Covid. A Firenze l’appello della rettrice Alessandra Petrucci, pronta a incontrare gli studenti, «a patto che le lezioni riprendano», mentre all’Alma Mater di Bologna il protrarsi dell’occupazione ha impedito le attività didattiche per oltre 1600 studenti al giorno. Sono solo i casi più eclatanti - ma non gli unici - che si sono verificati in questi giorni all’interno dei atenei italiani. Molti, da Nord a Sud, ancora occupati - per intero o parzialmente - sull’onda delle proteste proPal e pro-Flotilla.
Un cortocircuito che, oltre a ledere il diritto allo studio, mette a repentaglio anche la stessa continuità amministrativa, incluso il pagamento degli assegni di studio per i dottorandi e i ricercatori. Da parte loro, ma anche da singoli studenti, si sono moltiplicate le lettere indirizzate al ministero delle Università, con richieste d’aiuto annesse. E così, anche Anna Maria Bernini, alla fine, ha preso “carta e penna”: «Le occupazioni sono troppe, ho scritto una lettera a tutti i rettori delle Università italiane dicendo che dobbiamo provvedere a tutto questo», rivela la ministra dell’Università e ricerca dalla Festa del Foglio a Firenze. Nessun parallelismo con il ‘68 - «Non faccio mai paragoni storici, noi siamo figlie e genitori del nostro tempo» - ma la convinzione che «un eccesso di occupazione significa privazione di un diritto fondamentale, il diritto allo studio». È proprio la ministra a far riferimento esplicitamente alle lettere d’aiuto ricevute da ricercatori e dottorandi per l’impossibilità di aver pagate le borse di studio: «Siamo al paradosso ».








