S&P ha deciso di confermare il proprio giudizio sull’Italia con rating BBB+ e prospettive stabili. Lo fa nel mezzo della full immersion del mondo bancario per arrivare a una soluzione concordata sul contributo che il governo ha chiesto alle banche in vista della manovra. L’agenzia di rating, d’altronde, aveva migliorato la valutazione sul Paese appena sei mesi fa, anticipando la promozione di S&P dello scorso settembre.
A valle del primo vertice tra Abi e il ministero dell’Economia, che ha rotto il ghiaccio della trattativa i tecnici di Palazzo Altieri guidati dal direttore generale, Marco Elio Rottigni, e dal vice vicario Gianfranco Torriero, si sono messi a fare i compiti a casa concordati con il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, e il dg delle Finanze, Giovanni Spalletta. Il tutto in stretta connessione, tra gli altri, con i dirigenti della finanza e i fiscalisti delle grandi banche e qualche piccola.
Ieri in tarda serata, in una videocall Abi-banche, sarebbe stata tirata una prima linea. Al cantiere della manovra, il sistema bancario potrà contribuire con una somma che sfiora i 3 miliardi, non oltre. Una cifra inferiore a quella che circola da giorni tra le segreterie politiche, fatta trapelare nei colloqui bilaterali fra le parti nelle ultime ore: circa 5,5-6 miliardi. I banchieri sono però nettamente contrari a ipotesi che impattino sul conto economico. Dal credito, come lo scorso anno, dovrebbe esserci solo un contributo in termini di imposte differite attive (Dta). Il totale si è fermato a 3,9 miliardi circa ai quali furono aggiunti, in zona Cesarini, 695 milioni di recupero Ires.









