Egregio direttore, desidero esprimere un parere in merito all'assegnazione del Premio Nobel per la Pace assegnato a un'attivista venezuelana che si impegna per la democrazia nel suo Paese. Certo, non poteva essere scontato che Trump lo vincesse, però dispiace, se non altro perché il Presidente statunitense si era dato davvero da fare per la fine di almeno due conflitti internazionali. Spero che questa delusione non lo porti a sottrarsi alla risoluzione dei problemi maggiori che affliggono il mondo. Esistono tante persone che meritano evidentemente quel premio ambito, ma si dovrebbe essere più furbi e osservare la realtà quando le cose stanno andando verso la direzione corretta e approfittare della corrente buona.

Alessandra Cozzarizza

Spilimbergo (Pordenone)

Cara lettrice, al di là di ogni valutazione di merito, il premio Nobel che ieri è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e coraggiosa contestatrice del dittatore Maduro, non poteva essere assegnato al presidente Trump per una questione di tempi. L'ultima riunione della Commissione che assegna il prestigioso Premio si è riunita il 6 ottobre, cioè prima della firma degli accordi di pace su Gaza. Motivi tecnici a parte, e riconosciuti i grandi meriti che il presidente americano ha avuto in questa intesa sulla guerra in Medio Oriente, bisognerebbe però anche intendersi sul significato e sul valore che dobbiamo o vogliamo attribuire al premio Nobel "per la pace".