Lo scorso 8 ottobre sul tavolo del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, destinatario più per una questione formale che sostanziale considerato che il ricevente finale è il ministero delle Infrastrutture, è arrivata la terza lettera di messa in mora complementare da parte della Commissione Europea. Al centro della missiva i contratti di concessione e tutto ciò che ne deriva, ossia gli appalti pubblici e le procedure di appalto degli enti erogatori nei settori di acqua, energia, trasporto e servizi postali.

Questa volta, però, rispetto al passato – la procedura di infrazione è infatti partita nel 2019 – la Ue ha alzato il tiro e lo ha fatto mettendo nel mirino la nuova disciplina degli appalti e in particolare la procedura di affidamento in finanza di progetto. La genesi, con ogni probabilità, va ricercata in due vicende specifiche che hanno alzato il tono del confronto del Paese con l’Europa, ossia il rinnovo della A22 e della A4, da un lato per la previsione di un diritto di prelazione, contro il quale si è schierata Aspi stessa, e dall’altro per l’ipotesi di affidamento diretto della tratta Brescia-Padova a Cav paventata nei mesi scorsi dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e in parte confermata dal fatto che su questo dossier non si è poi più mossa una foglia.