«L’occhiale come l'abbiamo conosciuto per anni - da protesi prima ad accessorio moda poi - si candida a diventare il dispositivo centrale nella vita delle persone, rimpiazzando gli smartphone per essere molto di più: una presenza costante nella vita di ciascuno, con la capacità di comprendere desideri, abitudini, stati d'animo e di salute di ogni singolo individuo». A raccontare come in un futuro non troppo distante gli occhiali smart potrebbero sostituire i cellulari, come strumento centrale per comunicare ma anche monitorare i nostri parametri vitali, è Francesco Milleri, l'amministratore delegato di EssilorLuxottica, nel nuovo podcast «Quello che i soldi non dicono» condotto da Chiara Albanese e Tommaso Ebhardt di Bloomberg News in collaborazione con Chora Media.

Secondo Milleri: «La tecnologia, il digitale, la superintelligenza, ci apriranno interazioni con mondi assolutamente lontani. Non solo social e medicale, quindi, ma possiamo pensare applicazioni del nostro wearable computing nel mondo della domotica, dell’intrattenimento, della guida di veicoli o del controllo ambientale della qualità dell’aria, della luce e del suono, e dei loro impatti sulla vita delle persone».

Il manager illustra quello che oggi appare un "sogno” nel quale «centinaia di milioni di questi occhiali smart in un prossimo futuro potrebbero essere totalmente interconnessi gli uni agli altri, e con essi le persone, creando enormi comunità, come fossero reti satellitari a terra in grado di favorire lo scambio continuo di informazioni e di conoscenza». Nell'immediato, Milleri stima che la società potrebbe arrivare nel 2026 ad avere una capacità produttiva di 10 milioni di smart glasses all'anno. Nella strategia di espansione di EssilorLuxottica - ricorda l'ad - ci sono gli occhiali intelligenti con Meta, il tech-med e nuovi brand, senza perdere il focus sul business dell'occhialeria.