Nell’intervista a Elena Dusi il premio Nobel giapponese Shimon Sakaguchi dice a un certo punto «meno male che il mercoledì (8 ottobrr) ha vinto il premio per la Chimica un altro giapponese, Susumu Kitagawa, così i giornalisti si sono spostati su di lui». Mi ha fatto sorridere, immagino il frastuono dei microfoni e delle telefonate per chi sia abituato a vivere in laboratorio, ma non credo che smetteremo di chiedergli ancora e ancora delle sue ricerche sulle cellule Treg dalle quali dipende, con molta probabilità, la possibilità di limitare le metastasi nei malati di cancro.

Spiega difatti Sakaguchi, ripeto per chi lo avesse perso: «Il 90 per cento delle morti per cancro avviene a causa delle metastasi. Se riuscissimo a confinare il tumore nel suo punto di origine lo renderemmo molto meno letale. Stiamo imparando a sfruttare il sistema immunitario per ottenere questo obiettivo. Abbiamo introdotto per esempio terapie chiamate “blocco dei check point immunitari”. Sono molto efficaci ma solo nel 20/30 per cento dei tumori. Penso che agendo sulle Treg si possa migliorare questa percentuale. Nei tessuti tumorali troviamo un gran numero di cellule Treg che hanno l’effetto di ridurre l’efficacia del sistema immunitario, quindi non aiutano a contrastare il tumore. Oggi facciamo ricerca per provare a ridurre la popolazione di cellule Treg negli organi colpiti da cancro usando anticorpi monoclonali o farmaci. Penso che sia un obiettivo raggiungibile, sicuro e dai costi contenuti. Se il cancro resta confinato in un unico punto può essere rimosso con la chirurgia o con la radioterapia».