Amezzogiorno, migliaia di persone erano in attesa sulla collina di Nwairy, vicino alla valle di Gaza, punto di separazione tra il nord e Gaza City e la zona meridionale.

Aspettavano l'annuncio della fine del ritiro parziale dell'Idf, previsto dal piano Trump, per mettersi in cammino e tornare nelle proprie case.

Volti tesi, stremati, preoccupati ma allo stesso tempo pieni di speranza, felici di intravedere da quella collina la fine della guerra, dopo essere stati sfollati per quasi due anni.

La storia di Yousif Ahmad è una delle tante, una come tante altre.

Ha 52 anni ed è stato sfollato più volte dal nord al sud, viveva nel quartiere di Sheikh Radwan, nella parte settentrionale di Gaza City. Mentre aspettava il cessate il fuoco, senza togliere lo sguardo dall'orizzonte, raccontava la sua speranza: "Tre settimane fa, quando Israele ha ordinato alla popolazione di tornare a sud e Gaza City è tornata ad essere un campo di battaglia, la mia casa era ancora in piedi. Spero di ritrovarla ancora così, ma mi hanno detto che ultimamente è stata gravemente danneggiata: spero abbia solo bisogno di qualche riparazione", aggiunge sconsolato. Con la famiglia era stato costretto ad andare al sud, in una tenda in affitto che prima era una serra. "Nel nord c'è la mia casa, la mia vita. Voglio stare lontano dalla zona affollata del sud, dove si lotta continuamente per il cibo e l'acqua", spiega invece Mahmoud Nauuqq che prima della guerra viveva a Jabalya. Sa che non troverà i resti della sua casa, perché tutta la zona è stata completamente distrutta ma non si scoraggia: "Voglio piantare la tenda sul pezzo di terra che avevo e dormire senza il rumore dei droni e dei bombardamenti aerei".