“Quando Marco Cavallo è in viaggio fa miracoli: chissà che non succeda di nuovo”, ha detto Carlo Minervini, presidente dell’associazione 180amici Puglia. Un monumento speciale, realizzato in un laboratorio artistico nel 1973 nel manicomio di Trieste a partire dai disegni di una paziente, che da allora è diventato simbolo del rispetto della salute mentale. Il suo ultimo tour, partito da Gradisca d’Isonzo il 6 settembre, si è chiuso il 10 ottobre a Bari. Dopo il presidio al Cpr, Marco Cavallo sfila da piazza Umberto a piazza del Ferrarese, per poi essere esposto alle 18 presso il Comune di Bari.

“L’istituzione totale si presenta sotto mentite spoglie”, ha gridato Carlo Minervini alla piccola folla radunatasi davanti al Cpr. Qui a Bari, davanti al Cpr, Marco Cavallo ha incontrato la “figlia minore”, un altro cavallo di cartapesta realizzato da gruppo Marco Cavallo di Latiano, che dal 2007 cerca di mettere in pratica i principi della legge Basaglia del 1978 che decretò la chiusura dei manicomi, offrendo servizi per persone affette da problemi psichiatrici.

Marco Cavallo venne realizzato nel 1973 nel manicomio di Trieste. Marco era un cavallo vero, che trasportava la biancheria dei pazienti dell’istituto giù per la collina: “Un simbolo di libertà per gli ospiti, ma anche soggiogato dal suo lavoro”, racconta Carlo Minervini. “Scrissero un’istanza al presidente della provincia di Trieste, versando il corrispettivo dei proventi della sua macellazione e il necessario per il suo mantenimento fino alla morte. Grazie a loro, Marco poté godersi la pensione”.