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Ultimo aggiornamento: 13:18

Marco Cavallo, l’iconico cavallo azzurro diventato simbolo della lotta per la libertà e i diritti, ha iniziato un nuovo viaggio attraverso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) per stranieri senza permesso di soggiorno. Partita il 6 settembre da Gradisca d’Isonzo, l’iniziativa promossa dal Forum Salute Mentale e da un’ampia rete di associazioni intende denunciare le condizioni di vita all’interno di queste strutture, che molti considerano le “nuove istituzioni totali del nostro tempo”, e si intreccia con la campagna “180 Bene Comune. L’arte per restare umani“.

La storia di Marco Cavallo risale al 1973, quando fu realizzato dai pazienti e dagli operatori del manicomio di San Giovanni a Trieste, nell’ambito dell’esperienza di Franco Basaglia. Quel cavallo di legno e cartapesta, alto quattro metri, guidò lo storico corteo che scese verso il centro di Trieste, divenendo rapidamente l’emblema della rivoluzione psichiatrica che avrebbe portato, pochi anni dopo, all’approvazione della Legge 180. Normativa che sancì la chiusura dei manicomi, ponendo fine a internamento e negazione dei diritti fondamentali della persona affetta da malattia mentale.