«Ma i tempi cambieranno e mi vedrete in un altro video mentre cammino sul loro collo, come abbiamo fatto il 7 ottobre», «Netanyahu, ti faremo saltare la testa». Notoriamente il concetto di “pacifismo” ha subito nel corso dei millenni enormi variazioni, passando dalla versione impositiva e cruenta di Roma antica per arrivare ai giorni nostri. Quel che è certo è che forse solo ai tempi di Tito – generale e imperatore che “pacificò” la giudea sterminandone e disperdendone gli abitanti- sarebbe stato definibile come “pacifista” un messaggio come quello sopra riportato. Eppure quelle parole provengono da un video postato su X dalla Freedom Sumud Flotilla, quelli della “non-violenza”. A parlare è un povero ragazzino che, sconvolto dalla morte per «martirio» di sua madre e sua sorella, annuncia che la sua vendetta sarà feroce e Gaza non si placherà mai. In pratica, guerra a oltranza.

E la Flotilla commenta: «Questo è il Sumud. Perseveranza nonostante tutto». Questo è Sumud e questi sono anche i compagni di viaggio scelti dal Partito Democratico e dagli altri parlamentari dell’opposizione imbarcati nella prima missione fermata la scorsa settimana al largo di Gaza. E l’amore della sinistra italiana per le missioni in barca a vela è tutt’altro che tramontato. Come noto, alla prima spedizione ne sono seguite varie. La più importante di queste si è conclusa proprio ieri, in tempi record. Le navi salpate una settimana fa dall’Italia sono state fermate dalla marina israeliana a 120 chilometri dalla Striscia. Il tutto per l’indignazione di Elly Schlein: «Le nove barche pacifiche e disarmate della Freedom Flotilla Coalition e Thousand Madleens to Gaza, tra cui alcune battenti bandiera italiana, e che portavano medici, medicine e aiuti umanitari sono state bloccate e intercettate e le persone a bordo impegnate per la pace e la solidarietà sono state sequestrate in violazione del diritto internazionale». Riguardo alla questione delle medicine e degli aiuti umanitari di cui parla la leader Pd, in realtà ci sarebbe molto da discutere. A seconda delle circostanze, gli attivisti passano dal sostenere che la spedizione abbia un valore puramente simbolico – e quindi poco cambia se in effetti la prima Flotilla ha trasportato merci sufficienti a riempire appena mezzo tir a fronte delle centinaia che entrano a Gaza ogni settimana, una goccia nel mare – a dire che le navi vanno lasciate passare altrimenti i palestinesi moriranno di fame.