Bologna, seconda metà del Seicento. Nella città più importante dello Stato Pontificio dopo Roma, la cultura è un fermento di botteghe, scuole, commissioni. Tutti parevano aver bisogno di qualcosa da contemplare: un quadretto devozionale al quale dedicare le preghiere quotidiane, un ritratto da tenere in casa e sigillare così una vita agiata anche se pur sempre all’ombra della Chiesa, una scena biblica. È anche grazie a questa vitalità creativa che le porte si aprono alle donne (come sempre, del resto: se si allargano le vedute c’è spazio per tutti e tutte). E così nella bottega dell’allievo prediletto di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, spicca una ragazza abile e veloce nella pittura: Elisabetta, una delle tre figlie dell’artista.