Valentina Salerno la sua ricerca decennale portata avanti con il sostegno del professor Michele Rak e dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore come è nata?
«Sembrerà assurdo ma mi sono imbattuta per caso in questa storia. Ho passato tutta la mia vita a fare ricerca storica e letteraria per tradurla poi in opere artistiche, in quel periodo avevo deciso di scrivere un romanzo su Buonarroti. Volendo ancorare il racconto a delle basi storiche mi sono messa a consultare i documenti originali disponibili negli archivi e nelle biblioteche legati alla sua vita e soprattutto alla sua morte che aveva portato con sé un segreto mai risultato oggetto di studio specifico, ovvero la sparizione della sua intera collezione privata».
Centinaia di opere che erano nella casa dell'artista finirono in un cubicolo segreto già prima della sua morte. Ci si potrebbe chiedere se oggi sia ancora pieno...
«Uno dei documenti ritrovati descrive l’esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni dagli allievi di Michelangelo, una stanza segreta che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura. La scoperta di questo documento originale è il vero tesoro, perché ricollega tutta una serie di dati e apre prospettive inedite su Michelangelo stesso. La stanza comunque è vuota da oltre 400 anni. Il documento rinvenuto crea un punto di snodo essenziale per ricostruire il viaggio di queste opere».









