In una bella guida di Firenze, Piero Bargellini scriveva che il paradiso aveva trovato casa tra le mura del convento di San Marco. Qui Beato Angelico realizzò un vero miracolo. Mettere la pittura a servizio della fede. E ci riuscì pregando, facendo astinenza, studiando e meditando, in osservanza alla regola di san Domenico.

Parlare di spiritualità davanti alle tavole dell’Angelico ( quelle di San Marco o della Deposizione), alle sue miniature, agli affreschi conservati nelle famose cellette, è poca cosa. È come fermarsi al primo campo base sotto gli ottomila. L’arte di frate Giovanni da Fiesole, resta un mistero, può abbagliare, oppure solleticare emozioni di pellicolare religiosità. Richiede uno sforzo ottico superiore. Per capire la sua pittura e goderla appieno dovremmo rinascere nuovi dopo un volo nell’abisso della fede. Solo così il miracolo si compie. E la luce, i suoi colori suprematisti possono rivelare il loro fulgore, la loro origine non terrena.

“I tesori di San Marco”, per i lettori di Repubblica gratis il 22 novembre il libro sul museo

di Barbara Gabbrielli

14 Novembre 2025