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Ultimo aggiornamento: 7:00

Nei giorni scorsi, oltre 800 alti ufficiali delle forze armate statunitensi – compresi quelli operanti in teatri di guerra attivi – convocati dal segretario alla Guerra Pete Hegseth sono confluiti a Quantico per presenziare al cosiddetto “Liberation Day dell’esercito”. L’evento è stato introdotto dal presidente Trump, il quale ha posto l’accento sulla necessità di risvegliare lo “spirito guerriero” dell’esercito, e di temprarlo all’interno dei confini nazionali. “È giunto il momento – ha affermato Trump – di distogliere l’attenzione da Kenya o Somalia, perché c’è un nemico più insidioso fra di noi […], da combattere prima che diventi incontrollabile”. Un nemico incistato nelle città degli Stati Uniti indicate apertamente da Trump come “terreno di addestramento per l’esercito”.

Le direttive impartite dal presidente risultano pienamente coerenti con le linee guida condensate all’interno della bozza della National Defense Strategy, che, come anticipato da Politico, antepone alla gestione della “minaccia cinese” la tutela degli interessi statunitensi nell’emisfero occidentale. Territorio nazionale compreso, come esplicitato dall’ordine esecutivo, firmato da Trump il giorno stesso dell’insediamento alla Casa Bianca, in cui si incarica il Northern Command di contribuire a “sigillare i confini e mantenere la sovranità, l’integrità territoriale e la sicurezza degli Stati Uniti respingendo forme di invasione, tra cui l’immigrazione illegale di massa, il traffico di stupefacenti, il contrabbando, la tratta di esseri umani e altre attività criminali”.