Sgravi per premi di risultato e aumenti contrattuali. Gros-Pietro: "Pronti ad aumentare il contributo"
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Un nuovo semestre di silenzio-assenso per rilanciare la previdenza complementare apre il cantiere della prossima manovra economica. Il ministero del Lavoro ha chiesto al Mef (in foto il ministro Giancarlo Giorgetti) di riproporre, dal primo aprile al 30 settembre 2026, il meccanismo già sperimentato nel 2007: i lavoratori saranno chiamati a scegliere se mantenere in azienda il proprio Tfr o destinarlo a un fondo pensione. In caso di mancata risposta, scatterà automaticamente il conferimento alla previdenza integrativa. Sul fronte delle tasse, il governo punta a ridurre di due punti la seconda aliquota Irpef, che scenderebbe dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28 e 50 mila euro. Il beneficio massimo stimato è di circa 440 euro l'anno per contribuente, con un costo per l'erario intorno ai 2,5 miliardi.Prevista anche una nuova pace fiscale, con una rottamazione delle cartelle in nove anni e 108 rate, riservata ai contribuenti meritevoli. Per le imprese, torna l'Ires premiale per chi investe in occupazione e innovazione, con un budget di 400-500 milioni, mentre si studia un nuovo incentivo che superi il deludente schema Transizione 5.0.Sul versante lavoro e welfare, la manovra conferma la filosofia della continuità. Arrivano infatti le proroghe di Quota 103, Opzione donna e Ape sociale fino a fine 2026, con requisiti invariati. Si propone il rinnovo della decontribuzione per l'assunzione di giovani e donne svantaggiate, così come gli aiuti all'autoimpiego e all'imprenditoria nei settori digitali e green. Tra le novità, si punta ad estendere il Supporto per la formazione e il lavoro anche ai componenti dei nuclei che percepiscono l'Assegno di inclusione, cumulando fino a 3 mila euro annui.Per i salari, il pacchetto prevede un intervento articolato. Si va dalla detassazione al 10% di straordinari, turni e festivi, all'aumento dei limiti dei fringe benefit (fino a 4mila euro per chi ha figli, 2mila per gli altri). Il tetto per i premi di risultato agevolati sale a 4mila euro, mentre un'ulteriore aliquota agevolata del 10% riguarderà gli aumenti contrattuali riconosciuti tra il 2026 e il 2028, a sostegno del potere d'acquisto.








