La (falsa) notizia stava facendo il giro del web, tra siti, blog, gruppi social e canali YouTube anche specializzati: da venerdì 10 ottobre Gemini, l'assistente AI di Google, avrebbe iniziato ad analizzare il contenuto della posta in arrivo su Gmail per raccogliere informazioni utili a generare inserzioni pubblicitarie più mirate. Per impedirlo, ciascun utente avrebbe quindi dovuto accedere alle impostazioni del proprio account e disattivare una serie di opzioni che – in base a quanto veniva riferito – avrebbero avuto a che fare con tale «intrusione»: dalla «Scrittura intelligente» alla «Risposta intelligente», passando per i «Solleciti» e il «Tracciamento delle spedizioni». Ebbene: non c'era nulla di vero, e a confermarlo è stata la stessa company di Mountain View.