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La figura dell'ex premier britannico potrebbe rivelarsi centrale per il futuro della Striscia di Gaza. Ma non mancano i dubbi
L'accordo raggiunto nelle scorse ore per la fine del conflitto nella Striscia di Gaza ha acceso come non mai dal 7 ottobre 2023 le speranze per la pace nella regione. Diversi i punti ancora da definire tra cui quello legato alla governance dell'exclave palestinese, destinato a guadagnarsi uno spazio crescente non appena verrà realizzata, come allo stato attuale sembra sempre più probabile, la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri detenuti nelle carceri dello Stato ebraico. Senza dimenticare il disarmo di Hamas e il ritiro, seppur parziale, delle forze israeliane. Condizioni che potrebbero però rivelarsi decisamente più complicate da portare a termine.
Nonostante le non poche riserve che accompagnano il piano di Donald Trump negoziato da suo genero Jared Kushner e dall'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, si guarda con cauto ottimismo al dopo Gaza e in particolare alla creazione del Board of Peace che dovrebbe amministrare la Striscia in via transitoria sino al reinsediamento di un'Autorità Nazionale Palestinese riformata. L'autorità amministrativa internazionale presentata nei 20 punti del tycoon dovrebbe essere guidata dal presidente Usa ma tra i suoi membri dovrebbe comparire, e giocare un ruolo chiave, l'ex premier britannico Tony Blair.







