Una maggioranza netta, un complesso di defezioni interne meno allarmante rispetto all'estate. Sono questi dati, innanzitutto, ad emergere dal doppio salto con cui la presidente Ursula von der Leyen ha superato le mozioni di censura presentate prima dai Patrioti e poi dalla Sinistra. La spallata alla numero uno dell'esecutivo Ue, nonostante i malumori attorno alla sua azione, resta un'utopia relegata ai partiti più estremi dell'emiciclo dell'Eurocamera. Pochi i dissidenti all'interno della cosiddetta maggioranza Ursula, che si è attestata a quota 378 in occasione della mozione di censura della destra, a 383 su quella avanzata dalla Sinistra. Un quorum solido ma comunque inferiore ai 401 che, solo poco più di un anno fa, hanno rieletto l'ex ministra tedesca.
A far scattare il campanello di allarme, va ricordato, è stato il solo fatto che, nel giro di quattro mesi, von der Leyen ha dovuto far fronte a ben tre mozioni di censura. Nel luglio scorso erano stati 360 gli eurodeputati a respingere la sfiducia proposta dall'eurodeputato di Ecr, Gheorghe Piperea. In questo caso a bocciare la mozione dei Patrioti sono stati 378 (178 i favorevoli e 37 astenuti), mentre la sfiducia della Sinistra è stata respinta con 383 no (133 i favorevoli, 78 gli astenuti). La maggioranza ne esce quindi rafforzata grazie soprattutto ad un dato: a votare sono tati 594 eurodeputati, 41 in più rispetto al luglio scorso, quando le copiose assenze furono interpretate come una sorta di avvertimento per von der Leyen.










