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Ultimo aggiornamento: 16:06

La geologia di Gaza e del suo offshore potrebbe contenere delle risposte alla domande perché il governo israeliano abbia affrontano in modo così sfrontato e deciso l’azione umanitaria della Global Sumud Flotilla e delle flotille successive. Nelle discussioni sul genocidio in corso a Gaza, il tema dei territori già occupati, e di quelli che Israele vorrebbe prendersi per sviluppare piani immobiliari di stampo trumpiano, è chiaro e con radici profonde. Sappiamo anche che del ‘piano di pace’ colonialistico proposto dal Presidente degli Stati Uniti i palestinesi non sono parte attiva nelle trattative ma solo spettatori, e dopo forse lavoratori a basso costo al servizio di multinazionali straniere.

Grazie all’azione delle flotille abbiamo avuto conferma che Israele non rispetta il diritto internazionale e che per i governi amici, quelli per cui una manifestazione di piazza è un attacco alla democrazia, ‘…il diritto internazionale è importante ma fino a un certo punto’ (A. Tajani). Quello che però resta fuori fuoco dalla narrazione mainstream è il perché Israele sia così interessato alle acque davanti Gaza.

La ragione risiede nell’impedire le attività di pesca e di importazione/esportazione ai palestinesi per rafforzare il loro isolamento e costringerli ad abbondare la loro terra? Israele ha schierato il suo arsenale militare compiendo atti di pirateria, come definiti da diversi esperti, abbordando imbarcazioni battenti bandiere straniere in acque internazionali solo per impedire loro di portare aiuti alla popolazione di Gaza? Certamente questi sono motivi perfettamente funzionali alle azioni di guerra che il governo israeliano sta portando avanti a Gaza, ma siamo sicuri che sia tutto? Siamo sicuri che l’interesse sia nell’acqua e non in cosa ci sta sotto?