Dare del "polentone" a qualcuno, si sa, non è proprio un complimento. Se originariamente era stato coniato con una connotazione scherzosa per indicare un grande mangiatore di polenta, poi è stato usato come termine dispregiativo per definire i settentrionali. Ma il 9 ottobre torna ad essere una definizione più che "buona" perché si festeggia la Giornata Nazionale della Polenta. E di conseguenza tutti i "polentoni", amanti di questo alimento della tradizione contadina del Nord Italia ricavato dalla mescolanza di farina di mais e acqua. Un piatto povero ma ricco di gusto che soddisfa i palati più diversi ed esigenti quando si abbina ad altri ingredienti, in una girandola di ricette.
L'origine e la preparazione
Cereali macinati e mescolati all'acqua calda: un'usanza che risale alla preistoria. Per vedere i primi segni alla lontana della polenta occorre aspettare l'epoca dell'antica Roma quando una poltiglia di farro e acqua veniva mangiata insieme a formaggi o a carne. La polenta vera e propria si presenterà poi nel 1500 quando nel vecchio continente arrivano ingredienti del nuovo mondo come il mais.
Un piatto povero dicevamo semplice, ma non facilissimo da preparare nel migliore dei modi. Due gli ingredienti principali, che non devono mai mancare: tempo e pazienza. Poi l'attenzione deve andare prima di tutto al contenitore, ovvero il tegame: tradizione vuole che la polenta sia cotta nel paiolo, pentola in ghisa o rame dal fondo convesso e dai bordi alti. Qui si versa la farina di mais (o di altri cereali) a filo nel paiolo colmo di acqua bollente salata. Uniti gli ingredienti, è importante mescolare di continuo per circa un’ora preferibilmente con un cucchiaio in legno o con una frusta finché l’impasto non si addensa nel modo giusto. Si cuoce e il tutto va versato su un tagliere di legno.







