“Da un grande potere derivano grandi responsabilità” è il suggerimento che darebbe Peter Parker (aka Spider-Man) a Sam Altman di OpenAI. Perché se è vero che ChatGPT ha raggiunto gli 800 milioni di utenti attivi settimanali - così ha dichiarato lunedì scorso il patron dell’azienda che oggi vale 500 miliardi di dollari - siamo di fronte a un fenomeno di massa globale che è destinato a confrontarsi con diverse criticità.
Il rischio cyber-attacco e violazioni dati
Il primo rischio è quello di un’eventuale violazione informatica attuata nei confronti della piattaforma di ChatGPT. Perché un conto è la cronologia di un browser, che elenca si siti che abbiamo visitato, altro sono le richieste di informazioni e le conversazioni che si hanno in chat con l’AI. “Se un malintenzionato avesse accesso a queste conversazioni, godrebbe di uno spaccato molto chiaro nella nostra vita. La percezione di natura umana che ci trasmette ChatGPT stimola un’apertura senza precedenti. Si rischia di vedere queste macchine come oracoli”, spiega Edoardo Degli Innocenti, co-fondatore di Perspective AI e commissario della Commissione AI per l’Informazione, presieduta da Padre Paolo Benanti.
In pratica se un abitante su dieci al mondo inizia a confidare questioni personali e aziendali per avere consigli e sviluppare progetti, il database di ChatGPT si candida a diventare il deposito informazioni più ambito e goloso per pirati informatici e cyberterroristi. “Se dovessi hackerare il database di un ospedale mi aspetto di trovare solo dati sanitari, qui invece c’è un mix. Potremmo trovare dai referti, ai piani finanziari famigliari, fino a segreti personali. La responsabilità di OpenAI è altissima, ma sono certo anche che investano miliardi in sicurezza sia per proteggere il loro modello - che non è open source - che per proteggere i dati. Perché se perdessero la fiducia dell’utenza sarebbe la fine”, sottolinea l’esperto.







