Non fatevi ingannare dalla partenza così spettacolare e insolita, sabato 11 ottobre, della nuova Biennale Musica di Venezia, con un corteo di 50 barchini intorno all’Arsenale e l’esibizione di un personaggio fuori dagli schemi come il post-folk Chuquimamani-Condori, artista americano di origini boliviane, nato donna nella comunità di Indios Quechuaymara.
E’ una sfida culturale e pure politica, questa rassegna che chiude l’annata di grandi manifestazioni dell’istituzione pubblica che Giorgia Meloni ha affidato al giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco.
In questi giorni infuria, come noto, la bufera per l’imposizione di Beatrice Venezi nel ruolo di direttore musicale del Teatro La Fenice. Sembrava già tanto azzardata la scelta del ministro della Cultura di portare alla Fondazione lirica di Campo San Fantin come nuovo sovrintendente Nicola Colabianchi, ché poi subito l’amichettismo di destra ha generato un altro piccolo misfatto.
Contro la doppia ‘cacofonia’ di Venezi a Venezia sono insorti gli orchestrali, più di un centinaio di spettatori abbonati, i docenti del Conservatorio e in generale l’opinione pubblica culturale. S’è quindi così clamorosamente incagliata in laguna l’offensiva per la contro-egemonia culturale di Fratelli d’Italia. Ma l’affaire Venezi in qualche modo sfiora da vicino anche l’ambiziosa e innovativa rassegna allestita per il primo anno della nuova direzione di Caterina Barbieri, una 35enne musicista e producer di casa nella Berlino techno-elettronica, che peraltro detesta essere incasellata sia come ancora ‘giovane’, sia in un genere musicale preciso.








