Omar Yaghi è nato 60 anni fa in nel deserto alla periferia di Amman. Sesto di dieci figli, la sua era una famiglia di profughi palestinesi fuggiti nella guerra del ‘48, senza acqua corrente né elettricità. “Eravamo più di dieci in una stanza. Dividevamo la casa con il bestiame che la mia famiglia allevava” ha raccontato al telefono con il Comitato Nobel subito dopo l’annuncio del premio.
A 15 anni il padre, molto severo, ha spinto un recalcitrante Omar ad andare a studiare negli Stati Uniti, dove si trovava già il fratello grande Khaled. “I miei genitori erano rifugiati e sapevano a malapena leggere o scrivere” ha raccontato. Nonostante Yaghi sapesse poco o nulla l’inglese, è riuscito a laurearsi e diventare professore di chimica all’università di Berkeley (oggi ha anche la cittadinanza saudita e americana).
“E’ stato un viaggio lungo, ed è merito della scienza se ho potuto farlo. La scienza è la più grande forza che rende uguali gli esseri umani. Le persone di talento esistono in qualunque paese del mondo”. Yaghi ha raccontato di essersi appassionato al suo campo a 10 anni, intrufolandosi nella biblioteca scolastica normalmente chiusa a chiave e aprendo un volume a caso. Era un libro di chimica con dei meravigliosi disegni che lo impressionarono. Solo più tardi avrebbe scoperto che erano molecole.








