Estrarre un bicchiere d’acqua dall’aria di uno dei deserti più aridi del mondo, la Death Valley, è in effetti un’impresa da Nobel. Omar Yaghi, fresco vincitore del premio per la Chimica del 2025, è partito per una spedizione con i suoi studenti nel punto più caldo e secco, Furnace Creek, nel 2023, scegliendo proprio il mese di agosto, con la temperatura sulla roccia che ha raggiunto i 60 gradi.

Yaghi e tre ragazzi del suo laboratorio portavano in uno zaino l’apparecchio che gli avrebbe permesso di approvvigionarsi, almeno in parte, dell’acqua da bere.

Il cilindro, grande come un piccolo telescopio, era il frutto di anni di studio. Una cartuccia al suo interno conteneva il materiale premiato oggi con il Nobel: chiamato in gergo Mof (framework metallo-organico) era studiato in modo da avere una superficie molto porosa all’interno, con fori di circa un nanometro circondati da una struttura cristallina.

L’idea era che l’acqua presente nell’aria, per quanto scarsa, entrasse nei fori e vi restasse intrappolata di notte. Di giorno, a temperature più alte, sarebbe stata rilasciata dalla cartuccia di Mof, si sarebbe condensata lungo le pareti raffreddate dell’apparecchio e sarebbe stata raccolta per essere bevuta.