Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mette subito le cose in chiaro: «La sostenibilità della finanza pubblica regola la condotta di questo esecutivo». Il governo, sottolinea in serata parlando in audizione, va avanti con prudenza perché questa è «la sola linea d’azione in grado di garantire la flessibilità necessaria per perseguire gli obiettivi e affrontare gli imprevisti». Una volta chiusa la procedura per deficit eccessivo, annuncia, «chiederemo la deroga Ue per le spese per la difesa».
Qualche ora prima, gli stessi concetti li aveva ribaditi ai leader del centrodestra nel corso del vertice a Palazzo Chigi. È stata poi la mediazione della premier Giorgia Meloni tra le richieste di Forza Italia e della Lega a garantire un accordo sulla manovra, attesa in Consiglio dei ministri lunedì. C’è la conferma sulle norme di cui si discute da settimane: taglio delle tasse al ceto medio, rottamazione delle cartelle, pacchetto per le famiglie e prelievo sulle banche. Il taglio dell’Irpef dal 35 al 33% si applicherà ai redditi fino a 50 mila euro, nonostante Antonio Tajani chiedesse di arrivare a 60 mila. La rottamazione decennale di Salvini sarà di nove anni, in 108 rate anziché in 120: «Non sarà infinita e per tutti, dobbiamo distinguere i più meritevoli», dice Giorgetti.









