«Ne è valsa la pena. Imbarcarsi sulla Flotilla è servito a smuovere le coscienze e a far parlare di Palestina. È servito a smascherare la complicità dei nostri governi con il genocidio in corso. E basta guardarsi intorno». Pietro Queirolo Palmas, l’ultimo dei genovesi imbarcati sulla missione diretta a Gaza ad essere liberato, indica con le braccia le più di mille persone che ieri sera erano in piazza Caricamento: una protesta con bandiere e striscioni di Potere al Popolo, Usb, Osa, Calp, legata alla nuova flotilla bloccata da Israele nella notte tra martedì e mercoledì.
Tanta attenzione va a Pietro, marinaio di 22 anni che si è ritrovato nel gruppo dei 15 italiani scarcerati solo lunedì mattina: volo da Israele per Atene e poi subito diretto a Malpensa. I suoi racconti sono simili a quelli dei tanti altri intercettati dalla Marina israeliana: le ginocchia a terra, i fucili puntati, i calci nelle costole. E poi i giorni di prigionia, dove Pietro avrebbe voluto firmare il foglio per il rimpatrio come hanno fatto altri attivisti. «Ma il console nella mia cella non è mai passato», racconta. «Almeno sono rimasto con i compagni di cella, con cui stavamo facendo lo sciopero della fame».
Dai megafoni, prima di inizare a sfilare in via Gramsci, i temi sono quelli che mobilitano da settimane tutta Italia: dalla lotta all’apartheid israeliano al boicottaggio. E Queirolo Palmas si pone ora il cruccio di come continuare a mobilitare le persone in futuro. «Dobbiamo trasformare il lato umano in quello politico, la lotta per la Palestina è una lotta anticoloniale e anticapitalista», suggerisce. E lancia quindi un appello alle scuole, partendo dall’episodio che ha appena riguardato quella in cui si è diplomato, l’istituto nautico San Giorgio: la settimana scorsa ha partecipato al Seafuture di Spezia, la fiera del mare all’Arsenale, con la presenza anche della Marina Militare e del ministro della Difesa Guido Crosetto. «Studenti e professori degli istituti tecnici e medi dovrebbero cercare di bloccare le partecipazioni delle scuole ad eventi legati all’economia di guerra», dice Pietro.










