Quando ritirate i referti degli esami del colesterolo e delle diverse lipoproteine che lo trasportano, non limitatevi a osservare se i valori sono oltre i limiti accettabili. Perché i vostri limiti, probabilmente, sono diversi da quelli di un’altra persona. O meglio, così è quando si parla di colesterolo Ldl, quello che si definisce “cattivo” e rappresenta un vero e proprio fattore causale dell’infarto, perché, se elevato, aumenta il rischio che si formi la placca aterosclerotica nelle arterie e che questa, infine, si rompa all’interno dell’arteria coronarica, creando l’ischemia improvvisa: in questo caso non esistono livelli generali di tranquillità.

Il ruolo del medico

Attenti: bisogna sempre personalizzare il dato. E lo deve fare il medico, sulla scorta del profilo di rischio del paziente. A lanciare il messaggio è Alberto Zambon, docente presso la Clinica Medica 1 nel dipartimento di Medicina dell’Azienda Ospedale - Università di Padova. "Tra i tanti falsi miti che accompagnano il colesterolo c’è l’ostinata ricerca da parte delle persone di valori limite sotto i quali si è protetti o sopra i quali si è a rischio. Ma non è così", spiega l’esperto, ospite al Festival di Salute.

Ci troviamo di fronte a una situazione complessa, che va affrontata caso per caso dal medico, considerando sempre che c’è soltanto una certezza: il colesterolo Ldl è un sicuro colpevole, se si parla di infarto.