Immaginate un mondo capovolto, dove le auto elettriche sono la norma, silenziose, scattanti, pulite, con quel loro ronzio futuristico che sembra un sussurro di civiltà. Immaginate di essere tutti lì, a ricaricare le nostre Tesla, BYD o Fiat 500e nel garage di casa, con la soddisfazione di chi sa di non aver lasciato una scia di fumo tossico dietro di sé. Poi, un giorno, arriva un ingegnere della Volkswagen, un tipo eccentrico con una camicia sgualcita e un’idea balzana: “Signori, ho inventato una cosa nuova! Si chiama motore a combustione interna!”. E qui, Roderick Henry Sutherland, pubblicitario britannico, ex vicepresidente di Ogilvy & Mather e penna caustica di The Spectator, ci inchioda con un video diventato virale, che è un piccolo capolavoro di logica e ironia. Sutherland, con quel suo accento britannico che sembra scolpito nel marmo di Oxford, ci costringe a fare un esercizio mentale: immaginate che questo ingegnere tenti di venderci la sua invenzione. Un serbatoio pieno di un liquido infiammabile, ci dice. Esplosioni controllate dentro cilindri. Un groviglio di 250 pezzi in movimento, con filtri per l’aria, filtri per l’acqua, un cambio che ha bisogno di olio e manutenzione costante. È più silenzioso? Macché, è un frastuono d’inferno. È più pulito? Neanche per sogno, sputa fuori fumi che sembrano usciti da un romanzo di Dickens. È più performante? No, ha un’efficienza ridicola rispetto al motore elettrico. E allora, qual è il vantaggio? “Beh,” balbetta l’ingegnere, “puoi fare rifornimento in cinque minuti!”. Certo, ma non a casa tua, caro mio. Devi andare a cercare una pompa di benzina, fare la fila, annusare l’odore acre del carburante e sperare che non ti cada una goccia sulla camicia.
La rivoluzione elettrica vista al contrario. Il genio di Roderick colpisce ancora
Immaginate un mondo capovolto, dove le auto elettriche sono la norma, silenziose, scattanti, pulite, con quel loro ronzio futuristico che sembra un sussurro di civiltà. Immaginate di essere tutti lì, a ricaricare le nostre Tesla, BYD o Fiat 500e nel garage di casa, con la soddisfazione di chi sa di non aver lasciato una scia di fumo tossico dietro di sé. Poi, un giorno, arriva un ingegnere della Volkswagen, un tipo eccentrico con una camicia sgualcita e un’idea balzana: “Signori, ho inventato una cosa nuova! Si chiama motore a combustione interna!”. E qui, Roderick Henry Sutherland, pubblicitario britannico, ex vicepresidente di Ogilvy & Mather e penna caustica di The Spectator, ci inchioda con un video diventato virale, che è un piccolo capolavoro di logica e ironia. Sutherland, con quel suo accento britannico che sembra scolpito nel marmo di Oxford, ci costringe a fare un esercizio mentale: immaginate che questo ingegnere tenti di venderci la sua invenzione. Un serbatoio pieno di un liquido infiammabile, ci dice. Esplosioni controllate dentro cilindri. Un groviglio di 250 pezzi in movimento, con filtri per l’aria, filtri per l’acqua, un cambio che ha bisogno di olio e manutenzione costante. È più silenzioso? Macché, è un frastuono d’inferno. È più pulito? Neanche per sogno, sputa fuori fumi che sembrano usciti da un romanzo di Dickens. È più performante? No, ha un’efficienza ridicola rispetto al motore elettrico. E allora, qual è il vantaggio? “Beh,” balbetta l’ingegnere, “puoi fare rifornimento in cinque minuti!”. Certo, ma non a casa tua, caro mio. Devi andare a cercare una pompa di benzina, fare la fila, annusare l’odore acre del carburante e sperare che non ti cada una goccia sulla camicia.








