Il dibattito sul motore a combustione interna? Gernot Döllner, CEO di Audi, lo ha definito, con un candore che rasenta l’eroismo, “controproducente”.
È come se, di fronte a un incendio, ci si mettesse a discutere su quanto fosse romantico il camino a legna, mentre le fiamme lambiscono il salotto. Döllner, in un’intervista a Wirtschaftswoche, ha detto quello che, in un mondo meno innamorato delle proprie abitudini, sarebbe scontato: l’auto elettrica è, al momento, la tecnologia migliore per ridurre le emissioni di CO2 nei trasporti.
Eppure, il dibattito si avvita, si contorce, si incaglia in mille rivoli di chi difende il motore a combustione e chi sostiene l’elettrico. E qui dentro c’è tutto. Ma davvero tutto. L’estremismo green e la passione del maschio alfa della meccanica, la voglia di rompere gli schemi e la paura del cambiamento, la resistenza atavica che ci fa preferire il noto e la spinta verso l’innovazione. Poi perfino al politica (altra follia): se parli bene delle auto elettriche sei di sinistra, se le attacchi sei di destra.
Döllner ha ragione: non solo questo dibattito è inutile, ma “destabilizza i clienti”. Tradotto: confonde le idee, spaventa, rallenta. È come se, nel bel mezzo di una partita a scacchi, qualcuno insistesse per giocare a dama sulla stessa scacchiera.







