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Francesco Bertolino, inviato nel Principato di Monaco
L’intervista esclusiva ai ceo delle due case. Kallenius (Mercedes): l’Ue cambi approccio o i grandi gruppi spiegheranno le ali». Vigna (Ferrari): bisogna ascoltare i clienti. La Luce? Ordini soddisfacenti, una propulsione diversa esige un design diverso
«La Formula 1 ti insegna che, se un concorrente va più forte, è inutile cercare di rallentarlo. Devi muoverti e aumentare la tua velocità». Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, parla a pochi metri dal circuito di Monaco. Davanti a lui c’è Ola Kallenius, ceo di quella Mercedes che, dopo sei Gran Premi, è in testa alla classifica costruttori. Fuori il rombo di monoposto fulminee, osservate da tifosi accalcati sulle salite di Montecarlo e da vip accomodati sugli yacht di Port Hercule. «La crescita commerciale della F1 è eccezionale – esulta Källenius – è il miglior spettacolo sportivo al mondo, l’unico che per nove mesi all’anno gira davvero per cinque continenti, ed è anche una formidabile macchina economica che promuove i nostri prodotti».
La Formula 1 è ancora una vetrina perlopiù dedicata all’Europa, dove hanno sede 9 delle 11 scuderie in gara. All’esterno del Circus, però, la geografia dell’auto sta cambiando. Gli Stati Uniti si stanno chiudendo dietro una cortina di dazi; in Cina le vendite di veicoli stranieri si sono dimezzate in cinque anni, passando dal 64 al 32% del totale. E l’Europa dove va? Rivali in pista, Ferrari e Mercedes, il rosso e l’argento hanno trovato negli ultimi mesi un’inedita unità di intenti nel suonare, a un tempo, l’allarme e la carica. «Le nostre aziende hanno la responsabilità di guidare la filiera, di spiegare ai fornitori dove si va e cosa serve per il futuro», spiegano Vigna e Källenius in una rara intervista doppia a Corriere e Die Welt.






