di
Stefano Montefiori
I suoi ex capi di governo lo criticano: lo sconcerto di Attal, la richiesta di lasciare l’Eliseo di Philippe. Ma lui sembra più propenso a sciogliere (di nuovo) le Camere
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Le 48 ore di trattative supplementari e disperate del premier dimissionario Lecornu scadono stasera, e l’accordo in extremis, la «piattaforma di azione e di stabilità» per la Francia chiesta da Macron, appare lontana. E persino Édouard Philippe, il primo premier della presidenza Macron, quello dell’età d’oro prima di un declino inarrestabile e di una serie poco fortunata (Castex, Borne, Attal, Barnier, Bayrou, Lecornu) ora chiede al capo di Stato di farsi da parte: «Non dimissioni immediate e brutali, no», concede Philippe, con crudele premura. Ma anche l’ex amico e tuttora alleato in parlamento dice che Macron se ne deve andare, sia pure in modo programmato, «immediatamente dopo che sia stata approvata una legge sul budget», organizzando elezioni presidenziali anticipate a inizio 2026.
L’attacco di Philippe, peraltro non del tutto a sorpresa perché i rapporti tra i due sono gelidi da tempo, arriva dopo che l’altro ex premier Gabriel Attal e capo del partito macronista Renaissance aveva ammesso sconsolato «non capisco più il presidente».











