Un Emmanuel Macron diperato, quello "pizzicato" fuori dall'Eliseo. Il presidente francese ha dovuto fare i conti con l'ennesima batosta in un Paese già alle prese con una crisi economica e politica: il primo ministro si è dimesso. Neanche il tempo di mettere alla prova la squadra di governo, nominata giustappunto ieri, che Sébastien Lecornu ha rinunciato all'incarico e Macron ha dovuto accettare. L'ennesimo disastro politico targato Macron: le sue alchimie semplicemente non funzionano più.
Il punto è che ora le conseguenze rischiano di ricadere sullo stesso capo dell'Eliseo. Jean-Luc Melenchon, leader de La France Insoumise, ha chiesto "l'esame immediato" della mozione di destituzione del presidente francese. "A seguito delle dimissioni di Sebastien Lecornu, chiediamo l'esame immediato della mozione presentata da 104 deputati per la destituzione di Emmanuel Macron", ha scritto su X. Insomma, cresce il partito della "destituzione".
A fargli eco anche Marine Le Pen, convinta che "Macron non può continuare a resistere allo scioglimento dell'Assemblea nazionale. Siamo arrivati a fine percorso. Non ci sono altre soluzioni. La sola decisione saggia è quella di tornare alle urne e consentire che i francesi diano una direzione al Paese", ha dichiarato la capogruppo del Rassemblement National dopo aver definito "una farsa" la possibilità della nomina di un nuovo premier da parte del presidente.













