di
Orsola Riva
Il «New York Times»: pesano le restrizioni sui visti e le minacce messe in atto dall'amministrazione contro le università. Crollo degli ingressi di studenti indiani (meno 44 per cento) che studiano soprattutto materie Stem
2025, fuga dalla Columbia di New York. E da Harvard, Princeton, Mit, Yale, Ucla eccetera eccetera. Gli Stati Uniti, da sempre polo di attrazione dei cervelli più brillanti di tutto il mondo, quest’anno registrano un calo del 20 per cento degli arrivi. A denunciarlo è il New York Times, che ha preso in esame i registri degli studenti internazionali giunti negli Stati Uniti entro la fine di agosto, tradizionale mese di arrivo dei giovani con visto per studio (che non possono entrare più di un mese prima dell’inizio del semestre autunnale). Le università americane ospitano la più grande comunità di studenti internazionali del mondo: circa 1,3 milioni di persone. Molti di loro poi restano a lavorare in America, contribuendo allo sviluppo economico e scientifico del Paese.
Secondo l’NYT, il crollo delle iscrizioni è da imputare alle minacce e ai provvedimenti presi dall’amministrazione Trump contro gli studenti stranieri a partire dalla primavera scorsa, quando il presidente ha deciso di dichiarare guerra ai più prestigiosi atenei americani tagliando i fondi a chi non si inchinava al suprematismo culturale rivendicato da Trump al grido di America First (America prima, e unica) e non abiurava a qualsiasi forma di «diversity» (di genere, di origine, di cultura). Pesano i fermi e le minacce di espulsione per gli attivisti pro Gaza (misure lesive della libertà di espressione e perciò «illegali» secondo il parere espresso appena una settimana fa dal giudice federale William Young, un conservatore nominato dall’ex presidente repubblicano Ronald Reagan). A giugno il Dipartimento di Stato ha imposto a chi richiede il visto di studio di rendere pubblici i propri profili social in modo da poter passare al setaccio qualunque giudizio espresso sul conflitto israelo-palestinese e su qualsiasi altro argomento «sensibile». Pesano i ritardi nel rilascio dei visti, che il Dipartimento di Stato a maggio scorso, nel periodo di massimo affollamento delle domande, ha deciso di mettere in pausa per tre settimane creando così lunghissime liste d’attesa. Pesa la decisione di vietare del tutto o in parte l’accesso ai cittadini di 19 Paesi ritenuti ostili (dall’Iran a Cuba).






