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La grande fuga dei medici di base in Emilia Romagna comincia dall’ultimo corso triennale di specializzazione avviato dalla Regione. Si erano iscritti in 440 ma si sarebbero presentati in 250. Nei Comuni disagiati, soprattutto quelli dell'Appennino, pare nessuno voglia andare a lavorare così come in alcuni quartieri di Bologna definiti "difficili". Con l'ultimo bando, a giugno, soltanto 220 posti su 1.427 sono stati coperti. Così che la "rossa" l'Emilia Romagna, "terra" del segretario Pd Elly Schlein, si è ritrovata con un"buco" di 1.207 medici. Il corso triennale è necessario e indispensabile per diventare medico di base. Ma forse, in questa regione, manca attrattiva. L'accordo con i sindacati dei medici di medicina generale non è stato raggiunto dopo mesi di trattative.
Non piace l’introduzione del ruolo unico che riunisce le funzioni del medico di libera scelta con quelle della ex guardia medica in vista della piena attivazione delle Case di comunità. I medici "rodati" lo snobbano, quelli più giovani accettano solo "per necessità". E la metà degli iscritti al corso di specializzazione pare siano sanitari che lavorano già in ospedale e nei pronto soccorso e sono alla ricerca di una migliore collocazione, dove meno sia lo stress quotidiano dovuto a turni prolungati, ferie e riposi saltati per via della carenza di personale. Altri sono giovani laureati che, in attesa di iscriversi ad un corso di specializzazione migliore (non appena verranno riaperti i bandi), nel frattempo è disposto a fare il medico di base.









