L'ex tennista italiano suona l'allarme: ci sono troppi tornei e si gioca in condizioni proibitive. Poi un consiglio a Sinner: "Eviti tour de force come ha fatto Alcaraz"
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Il ritiro di Jannik Sinner, vittima di crampi durante il match contro Griekspoor, al Masters 1000 di Shanghai, ha aperto il dibattito sui ritmi insostenibile del calendario tennistico. Insomma si gioca troppo e tutto ciò va a danno della salute dei giocatori. L'azzurro è stato solo l'ultimo. Prima era toccato a Machac, e prima ancora a Fritz. E ancora: Ruud, Goffin, Atmane, Medjedovic, Wu Yibing. Tutti costretti al ritiro nel corso del torneo cinese. Condizioni proibitive, le hanno così descritte i diretti interessati. Oltre 30° di temperatura con picchi d'umidità del 90%.Sulla questione si è espresso anche Adriano Panatta nel corso di un articolo scritto per il Corriere della Sera. Con la solita franchezza che lo contraddistingue, l'ex campione del Roland Garros ha bacchettato Sinner per non aver fatto la stessa scelta di Carlos Alcaraz, ovvero sacrificare qualcosa in termini di classifica ed economici (il n.1 al mondo ha dato forfait a Shanghai), per salvaguardare il proprio fisico.Essere schiavi di un calendario così fitto, è il primo problema: "Non capitava spesso ai miei tempi di dover affrontare tornei impossibili, ne ricordo appena uno a Forest Hills, ma allora era più facile girare i tacchi e andarsene, mandando a quel paese chi di dovere – spiega l'ex tennista – Oggi magari è meno facile, non lo so, ma si può dire no preventivamente. Alcaraz l'ha fatto prima di Shanghai. Bella mossa Carletto, poco da dire. Hai visto giusto, Sinner ha giocato a Pechino, poi a Shanghai. Ora è atteso dai milioni di Riad, poi Vienna, l'indoor a Parigi, le Finals e la Davis. Tutto in un mese e mezzo".Panatta spiega meglio il concetto in questo modo: "Mi chiedo, ma è proprio necessario questo tour de force? C'era proprio bisogno di andare a Pechino? Conosco la replica: i punti, la classifica, il numero uno… E chissenefrega di tutto questo non ce lo mettete? I giocatori più forti, oggi, hanno la fortuna di poter programmare la stagione solo sui tornei del Grand Slam e sui Masters 1000. Vero è che Sinner ha avuto una stagione corta per via della stupida squalifica doping, ma il discorso di fondo non cambia".Si gioca tanto e poi ci sono i soldi del montepremi e quelli degli sponsor oltre che i punti in palio a condizionare le scelta dei tennisti: "Tanto più che i Masters sono diventati tutti o quasi di due settimane, e obbligano a periodi di lavoro sempre più lunghi. Poi, il numero uno. E vabbè… Se non vi sono contratti particolari con gli sponsor, non vedo perché corrergli dietro. Primo e secondo hanno gli stessi vantaggi. Se il podio più alto deve arrivare, può farlo per vie naturali, inutile giocare tornei in più".











