Sinner marmorizzato dai crampi, Djokovic a pezzi che vomita sulla riga di fondo, Rune che teme una morte in campo e tanti altri giocatori in preda a difficoltà fisiche sempre più inattese. Scena che non avremmo mai voluto vedere, a Shanghai. Ma che si stanno ripetendo con una continuità impressionante durante l'intera stagione tennistica, a tutte le latitudini e in molte partite che vede i giocatori impegnati in campo in condizioni climatiche spaventose. Il tennis si pone degli interrogativi e cerca di comprendere se il continuo giocare e viaggiare, allenarsi e ripartire, vincere e perdere di questi protagonisti fra un torneo e l'altro, sia perfezionabile. Adriano Panatta e Paolo Bertolucci hanno una soluzione radicale ma giusta: «Nessuno costringe questi ragazzi ad ammazzarsi di tennis, dicano anche no invece che pensare solo al montepremi. Lo ha fatto Alcaraz quando ha rinunciato al torneo di Shanghai, e ha fatto bene». Opinione che, personalmente, condividiamo: vedere Sinner trascinarsi in campo come un novantenne che si appoggia alla propria racchetta è stato impressionante.
E dire che Jannik è uno dei tennisti top che ha giocato meno di tutti vista la squalifica di tre mesi che lo ha tenuto fuori. In mezzo alle proteste che continuano a fioccare e hanno caratterizzato i tornei cinesi - il 500 di Pechino e il 1000 di Shanghai - la Atp, ovvero l'associazione che governa il tennis professionistico, si sta facendo delle domande e cambiamenti valutari. Sotto accusa, ovviamente, il clima che ha mietuto vittime in Cina, e Sinner ne sa qualcosa, ma anche in altri tornei nel mondo. La questione è annosa e da tempo molti giocatori si sono fatti sindacalisti su questo tema, Nole Djokovic lo è da tempo. Al vaglio alcune possibili soluzione: un calendario di eventi scritto e organizzato meglio per non tirare il collo ai tennisti, ok.







