A Gaza, oltre a un genocidio, c’è un universiticidio. Come abbiamo scritto nella lettera aperta e petizione Stop the Silence: Academic Associations Must Recognise the Genocide in Gaza, tutte le università sono state colpite, le biblioteche distrutte, i laboratori annientati, centinaia di docenti, studenti e personale delle scuole e università uccisi.
Mentre a Gaza morivano le università, in Occidente succedeva altrettanto. Anche le nostre università morivano, non sotto le bombe israeliane, ma sotto i colpi inferti dal nostro stesso silenzio, indifferenza e ipocrisia. Noi accademici morivamo dentro. Per mesi, il silenzio selettivo del mondo universitario occidentale ha lasciato fare. Ha permesso i massacri giornalieri, facendo poco o niente. Ma ora, il muro di silenzio selettivo di università, associazioni accademiche e istituzioni sta per crollare.
In questi giorni si leggono affermazioni davanti a cui, se fossero state scritte o dette due anni fa, avremmo sgranato gli occhi. “Le università sono sempre state contro il genocidio”, si afferma. Ma non è così. E ci si dimentica una cosa: tra le persone che hanno contribuito a creare le prime crepe del muro di silenzio sul genocidio di Gaza, dobbiamo ricordare e ringraziare gli studenti.







