Albicocche così care da restare invendute; pesche e nettarine dalle cifre importanti, dopo che quest’anno già le ciliegie a maggio-giugno avevano abituato i consumatori a costi stellari. E l’elenco potrebbe continuare a interessare tutto il resto della frutta di stagione. Tutta colpa, o quasi, del meteo, spiegano gli esperti della Coldiretti Friuli Venezia Giulia. COSA SUCCEDE In sintesi: troppa pioggia in regione tra aprile e maggio, quando gli alberi della frutta estiva erano in fiore, e troppo caldo nelle settimane di giugno, quando sono andati quasi letteralmente bruciati i raccolti in campo della frutta proveniente da altre aree del Paese. Ora si spera in un meteo clemente, che permetta agli alberi che stanno preparando la frutta autunnale-invernale (il melo e il pero in particolare) di poter avere il proprio ciclo di vita senza scossoni metereologici. «A causa delle precipitazioni continue che si sono avute nei mesi primaverili, e in particolare ad aprile, la fioritura del pesco e dell’albicocco ha subito importanti danni tanto in regione che in gran parte del Nord Italia – puntualizzano dalla Coldiretti provinciale di Pordenone -. Di conseguenza, la produzione è molto limitata e in alcuni casi non c’è proprio stata. Le albicocche hanno raggiunto tali prezzi che rischiano di restare invendute, perché i consumatori non affrontano simili prezzi». Alle piogge primaverili si aggiungono «le settimane di caldo intenso di giugno – mette in evidenza il presidente regionale Martin Figelj, – le quali hanno bruciato le colture in campo, soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale e meridionale, da dove arriva parte della frutta presente nei negozi della regione». ALTRI PROBLEMI Alle perturbazioni atmosferiche si sommano poi alcuni fattori divenuti quasi strutturali da alcuni anni. «Almeno dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina i costi di produzione, anche nel settore orticolo, hanno continuato a crescere – considera infatti il presidente Figelj -, perché da quelle aree arriva la gran parte dei fertilizzanti». Sul costo finale, inoltre, incide la manodopera. «In agricoltura ce n’è sempre meno – aggiunge l’esponente di Coldiretti Fvg –. Quella che è disponibile è qualificata e, quindi, ha un certo costo». Figelj invita a ricordare, non da ultimo, che «non tutto dipende dal coltivatore, poiché gli ultimi anelli della filiera sono quelli che hanno maggiore margine». Ed è proprio per salvaguardare la remuneratività dei produttori da una parte e il potere d’acquisto dei consumatori dell’altra che anche Coldiretti Fvg ha implementato in regione i mercati di «Campagna amica», un’iniziativa che «sta avendo successo con riscontri decisamente positivi», afferma il presidente Figelj. Un modo per accorciare drasticamente la filiera e mettere in contatto direttamente il produttore con il consumatore. «I cittadini della regione hanno capito il valore di questa operazione e sono disposti a pagare qualcosa in più perché riconoscono la qualità del prodotto e la garanzia data dal coltivatore che si presenta al banco in prima persona», aggiunge. Gli affari vanno in genere così bene che «alle volte non abbiamo sufficiente prodotto per soddisfare tutta la richiesta – svela il presidente -, anche perché il Friuli Venezia Giulia si distingue per qualità più che per quantità». Quanto ad un’estate che nel suo primo tratto è stata contrassegnata da sbalzi di temperatura importanti, il mondo agricolo resta in osservazione, perché per ora le colture non ne hanno sofferto, eccezion fatta per le aree colpite in queste ore dalla grandine. Pensando poi al caldo probabile delle prossime settimane, «dobbiamo riconoscere che operiamo in una regione seria, dove i Consorzi di bonifica stanno lavorando per mettere a disposizione il sistema irriguo in tutto il territorio possibile», conclude il presidente di Coldiretti Fvg.