Sono passati 10 anni esatti dalla definizione dell’Agenda 2030, il piano delle Nazioni Unite per costruire un mondo più equo e vivibile. Era infatti il settembre del 2015 quando l’Onu stabilì i 17 obiettivi di questa strategia – articolati in 169 target –, un insieme di linee guida per tutti i Paesi della Terra per trasformare il pianeta in un luogo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.A distanza di 120 mesi abbondanti, si può senz’altro affermare che non siamo messi bene. L’ultimo rapporto ufficiale che analizza lo stato di avanzamento dei vari obiettivi, infatti, ha lanciato un segnale d’allarme. Senza interventi straordinari, è molto probabile che entro i prossimi 5 anni, cioè il tempo che ci è rimasto per raggiungere tutti i traguardi, il fallimento di gran parte dei risultati prefissati è l’ipotesi più probabile.

Certo, non è solo responsabilità dei singoli Paesi. Dal 2015 a oggi, c’è stata una serie di shock esogeni – come la pandemia da Coronavirus, le guerre e il conseguente aumento delle tensioni geopolitiche, l’inflazione dovuta all’incremento dei costi dell’energia – che ha condizionato negativamente i percorsi degli Stati.

Ora però è il tempo di recuperare. O almeno di provarci. E, secondo gli esperti, una soluzione per salvare il Pianeta arriva da fuori di esso. Almeno il 50% dei 17 obiettivi e dei 169 target può essere infatti centrato grazie alle tecnologie spaziali, in particolare nei settori di osservazione della Terra, geolocalizzazione e telecomunicazioni. Insomma, dopo la sbornia degli ultimi anni, fatta di turismo extraorbitale, fantascientifiche (per il momento) colonie su Marte e competizioni muscolari tra privati, lo Spazio deve tornare a essere quel luogo nel quale si sperimenta un mondo migliore. È così da sempre, da quando è iniziata l’avventura dell’essere umano fuori dalla Terra. Sì, nel 1969 la Luna è stata raggiunta anche a fini geopolitici, ma la gran parte della ricerca nel Cosmo fino a oggi è stata condotta per trovare soluzioni tutte terrestri: nel campo dei nuovi materiali, della medicina, dell’agricoltura, della mobilità e così via.