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Quando si chiedono informazioni su Roberto Occhiuto, presidente della Calabria appena riconfermato, sembra quasi di sentir parlare di due persone diverse. Nella sua regione un po’ tutti dicono che pensa solo alla Calabria ed esaltano l’attaccamento a Cosenza, dov’è nato (nel 1969) e dove ha esordito in politica poco più che ventenne, nella Democrazia Cristiana. Secondo questa interpretazione, ad agosto Occhiuto si sarebbe dimesso e subito ricandidato per proseguire il suo lavoro a capo della giunta regionale, e per superare gli intralci dovuti al fatto che era stato indagato per corruzione (in un’inchiesta giudiziaria di cui ancora si sa poco).
A Roma invece i compagni di partito, di Forza Italia, parlano tutti di suoi forti legami con la politica nazionale: non solo per ragioni familiari (suo fratello Mario è senatore; la sua compagna Matilde Siracusano è sottosegretaria ai Rapporti col parlamento, entrambi con Forza Italia), ma anche per una questione di ambizioni. Da questo punto di vista il fatto di dimettersi e ricandidarsi, in maniera del tutto inusuale, sarebbe invece da interpretare come una mossa spregiudicata fatta proprio in ragione di queste ambizioni: un modo per ottenere una nuova vittoria elettorale e sfruttarla per far valere il suo peso nel partito, di cui è vicesegretario nazionale, e dove molti lo vedono come il possibile futuro sfidante di Antonio Tajani per la leadership.















